
Ricerche più recenti suggeriscono che la relazione tra grassi saturi e malattie cardiovascolari sia più complessa di quanto si credesse in passato. Il rischio cardiovascolare sembra essere modulato dalla matrice alimentare in cui vengono consumati i grassi saturi, che non devono quindi essere considerati in modo isolato. Pertanto, i grassi saturi provenienti da alimenti integrali, come i latticini, che forniscono anche proteine, calcio e altri micronutrienti, potrebbero avere effetti cardiometabolici diversi da quelli derivanti da alimenti ultra-trasformati.
Inoltre, i tradizionali marcatori lipidici utilizzati per valutare il rischio cardiovascolare potrebbero non riflettere adeguatamente il rischio reale. Dati emergenti evidenziano l’importanza di parametri più precisi, quali la dimensione e il numero delle particelle di LDL, nonché la funzionalità e la composizione delle HDL, che potrebbero offrire una valutazione fisiologicamente più pertinente rispetto al solo livello di colesterolo LDL.
In conclusione, sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere meglio le associazioni tra le diete che includono diverse forme di latticini, con proporzioni variabili di grassi, e il rischio di malattie cardiovascolari in popolazioni diversificate con profili di rischio distinti. In generale, la riduzione del consumo di alimenti ultra-trasformati sembra essere una strategia efficace per diminuire l’apporto di grassi saturi, favorendo al contempo un’alimentazione più ricca di nutrienti e di qualità complessivamente migliore.
Lamarche et al (2025) Regular-fat and low-fat dairy foods and cardiovascular diseases: perspectives for future dietary recommendations. The American Journal of Clinical Nutrition; 121:956–64.
Zhao, Gan et Graubard (2024) Plant and Animal Fat Intake and Overall and Cardiovascular Disease Mortality. JAMA; 184 (10): 1234-1245.
Dunne et al (2024) The effects of saturated fat intake from dairy on CVD markers: the role of food matrices. Proceedings of the Nutrition Society; 83:236–244.
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