La dieta a basso contenuto di FODMAP è ormai riconosciuta come un intervento efficace per molte persone affette da sindrome dell’intestino irritabile (IBS). Essa mira a ridurre temporaneamente l’assunzione di alcuni carboidrati fermentabili che possono scatenare dolore addominale, gonfiore e irregolarità intestinale nei soggetti sensibili. Tuttavia, è importante distinguere tra gli effetti osservati sull’IBS e quelli riscontrati sulla fibromialgia stessa.
Alcuni studi hanno segnalato un miglioramento di determinati sintomi nelle persone affette da fibromialgia che seguono una dieta a basso contenuto di FODMAP. Ciononostante, i dati attuali suggeriscono principalmente che tale approccio possa rivelarsi utile quando la fibromialgia è accompagnata da sintomi digestivi riconducibili all’IBS. Pertanto, la dieta a basso contenuto di FODMAP non deve essere considerata un trattamento per la fibromialgia. Può tuttavia rappresentare un’opzione utile per i soggetti che soffrono anche di dolore addominale, gonfiore, diarrea o stitichezza.
Tra gli approcci nutrizionali studiati di recente, la dieta mediterranea sta suscitando un interesse crescente. Questo modello alimentare privilegia verdura, frutta, legumi, frutta secca, cereali integrali, olio d’oliva e pesce. Da tempo associata a benefici cardiovascolari e metabolici, è ora oggetto di ricerca in relazione a diverse malattie croniche.
Studi recenti hanno osservato miglioramenti nel dolore, nella stanchezza, nell’ansia, nella depressione e nella qualità della vita in alcune persone con fibromialgia che hanno adottato una dieta in stile mediterraneo. Una revisione sistematica pubblicata nel 2025 ha inoltre concluso che questo approccio potrebbe avere effetti benefici su diversi sintomi associati alla fibromialgia.
Tali risultati rimangono incoraggianti, ma vanno interpretati con cautela. Gli studi sono ancora numericamente limitati e saranno necessarie ulteriori ricerche prima che la dieta mediterranea possa essere ufficialmente raccomandata come trattamento per la fibromialgia.
Ciononostante, a differenza di molte diete restrittive, questo approccio ha il vantaggio di essere compatibile con le linee guida generali in materia di salute e alimentazione.
Sebbene questo articolo si concentri sull’alimentazione, è importante sottolineare che la strategia non farmacologica maggiormente supportata dalle evidenze scientifiche rimane l’attività fisica adattata. Le raccomandazioni dell’European Alliance of Associations for Rheumatology (EULAR) indicano che l’esercizio fisico è l’unico intervento ad aver ricevuto una raccomandazione forte per la gestione della fibromialgia. I benefici osservati includono miglioramenti a livello di dolore, qualità del sonno, capacità funzionale e qualità della vita.
Ciò non significa che si debba intraprendere un programma intensivo dall’oggi al domani. Per le persone affette da fibromialgia, un approccio graduale è generalmente il più indicato. Camminare, svolgere esercizi in acqua, utilizzare la cyclette o eseguire esercizi di potenziamento leggero possono rappresentare ottimi punti di partenza.
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